Herbalife Opinioni e Recensioni: funziona?

Herbalife. Chi segue il calcio avrà sicuramente visto almeno una volta questo nome. Appare spesso sui tabelloni pubblicitari, ma, soprattutto, viene sponsorizzato addirittura da uno dei calciatori più forti del Mondo: Cristiano Ronaldo. A conoscerlo però sono anche quanti vogliono perdere peso o quanti vogliono guadagnare vendendo i suoi prodotti o svolgendo il ruolo di Health Coach.

Ma la domanda sorge spontanea anche per questo brand: Herbalife è una truffa? Herbalife funziona? Quali sono le opinioni e le recensioni su Herbalife?

Quanto costano i prodotti di Herbalife? Quanto si guadagna promuovendo i prodotti Herbalife?

Tante domande a cui cercheremo di rispondere in questo articolo.

Cos’è Herbalife

Partiamo con la prima domanda fondamentale: chi è o cos’è Herbalife? Herbalife International Ltd. è una multinazionale americana con una presenza capillare in tutto il Globo. La quale si occupa principalmente del settore alimentare e della cura della pelle. Fondata nel 1980, vanta più di 7800 dipendenti sparsi per la Terra. Il volume d’affari che vanta fa accapponare la pelle: nel 2015 ha fatturato circa 4.4 miliardi di dollari americani. Toccando il picco l’anno precedente. La cosa sorprende relativamente, se si considera che commercializza prodotti in più di 94 Stati. Evidentemente ha una rete commerciale molto ben costruita ed efficace.

Herbalife non ha negozi materiali, ma distributori indipendenti. I quali in tutto il Pianeta sono circa 2.7 milioni unità. Un autentico esercito. Il guadagno dei distributori si basa sia sulla vendita diretta dei prodotti, sia sul portare all’interno dell’azienda altri distributori. Una piramide aziendale che spaventerebbe anche quelle egiziane.

Come è nata Herbalife

Abbiamo detto che Herbalife è nata nel 1980. Esattamente nel mese di febbraio. In quegli anni, Mark Reynolds Hughes, appena ventitreenne, incominciò a vendere dei prodotti per perdere peso, mediante il classico porta a porta, viaggiando con la sua stessa auto. Inizialmente proponeva un frullato proteico che aiutasse le persone a controllare il proprio peso. Era tutto sommato un’idea innovativa, in un Paese notoriamente stracolmo di obesi. Per quanto Serie Tv e film provenienti da oltreoceano ci propinino continuamente personaggi muscolosi ed atletici. Ma la vera rivoluzione era insita nel modo in cui i prodotti venivano venduti. E soprattutto ciò, molto probabilmente, ha sancito lo straordinario successo di Herbalife.

A Mark venne in mentre la brillante idea di reclutare altre persone per vendere i prodotti, costituendo una struttura societaria a piramide. Che in gergo aziendale viene definita Multi-Level Marketing. In quel modo, ognuno poteva diventare un distributore diretto di Herbalife, senza bisogno di un negozio e con la possibilità di reclutare altri distributori a sua volta.

Potendo così guadagnare una percentuale sul loro venduto. I distributori vendevano porta a porta o tramite il passaparola. Lo slogan che utilizzavano era: “Vuoi Perdere Peso? Chiedimi Come!”. Siamo nella rampante America degli anni ‘80, quella di Reagan, che esaltò all’estremo il capitalismo e la volontà di diventare imprenditori di se stessi. L’american dream stava sconfiggendo il comunismo, dissoltosi di lì a poco. Sebbene lo stesso capitalismo crollerà sopra le proprie gambe nei decenni successivi.

Herbalife così giunse in borsa nel 1986 (codice e simbolo HLF), diventando pertanto una società a partecipazione pubblica. Negli anni ‘90 Herbalife diventa una solida realtà internazionale, ma il nuovo millennio si arriva con un dramma: il 21 maggio 2000, il fondatore di Herbalife Mark Reynolds Hughes, muore a soli 44 anni in circostanze ancora misteriose. L’ipotesi più accreditata fu che Hughes facesse uso di corticosteroidi, dexepin, antidepressivi tricicicli. Era molto stressato, soffriva di insonnia e si stava riprendendo da una polmonite. Il sogno americano lo aveva così divorato, nella sua casa di Malibu. Ma lo stesso destino non toccò alla sua straordinaria creatura, che macinava successo su successo.

Herbalife e l’accusa di schema piramidale

Fino a qui abbiamo esaltato le cose più belle della sua storia. Ma, come tutte le aziende, specie se multinazionali, anche Herbalife ha avuto le sue grane. Nel 1985, a cinque anni dalla sua nascita, il Tribunale della California denunciò l’azienda per la dubbia efficacia dei suoi prodotti. Qualche anno fa, l’azienda ha dovuto pagare 200 milioni di dollari al fine di evitare di essere bollata come uno schema piramidale. Ha dovuto così raggiungere un accordo con la Federal Trade Commission. Quest’ultima ha di fatto richiesto dei cambiamenti significativi nelle pratiche di business dell’azienda. Il tutto, per far evitare che la multinazionale americana fosse etichettata come “Schema Piramidale”, il che probabilmente in America non è un ottimo biglietto da visita. L’accordo è stato raggiunto nel luglio dello scorso anno. Del resto, Herbalife è quotata in Borsa e certe nomee possono incidere sul buon andamento delle azioni. Del resto si sa, la Borsa è suscettibile. Ha raggiunto quindi una vittoria importante nella battaglia con l’investitore attivista William Ackman.

Non si tratta però solo di una questione di nomi ed etichette. Per scrollarsi di dosso quella caratteristica, Herbalife è obbligata ad implementare una vera e propria ristrutturazione delle sue operazioni di business. Le quali vanno avanti ininterrottamente dal 1980, come detto, vendendo frullati in polvere di proteine (come visto il primo prodotto in assoluto), snack e altri prodotti di gestione del peso. Così come altri prodotti come integratori dietetici e nutrizionali. I distributori possono a loro volta reclutarne altri, percependo una percentuale.

Quindi, se non è una piramide questa. E non è un caso che il manager di Hedge Fund Ackman, dal 2012 sostiene che Herbalife sia basata su un sistema piramidale a tutti gli effetti. E da diversi anni ha investito contro Herbalife un miliardo circa in azioni vendute allo scoperto. Quella di Ackman contro la multinazionale americana salutista, può essere considerata tra le più tremende battaglie nella storia della Borsa americana come riportato dall’inchiesta di webeconomia.it . Una battaglia combattuta a colpi di accuse, inchieste ed altro tra Ackman e Icahn, il quale è uno dei principali azionisti di Herbalife. Un duello portato anche in Tv (con la solita enfatizzazione e spettacolarizzazione americana, che ai più anziani ha fatto irrimediabilmente ricordare il duello televisivo tra l’anchorman Forst e l’uscente Presidente americano Nixon, fresco di scandalo Watergate). Ma non solo: a loro è stato pure dedicato un documentario, dal titolo “Betting on Zero”, presentato al Tribeca Film Festival.

Un duello che ha visto vincere appunto Ackman, dato che come detto la Federal Trade Commission ha affermato che l’azienda dovrà fare dei grandi cambiamenti. d’altro canto, però, non ha parlato ancora di “piramidi”. La FTC, infatti, si è più concentrata più sul problema principale delle pratiche di business della multinazionale statunitense. Infatti, l’accusa pesante è quella di aver ingannato i consumatori nel fargli credere che potranno guadagnare degli introiti importanti vendendo suoi prodotti. Ancora, sempre secondo la Federal Trade Commission, Herbalife non offre ai suoi collaboratori occasioni di business tramite la tradizionale vendita al dettaglio. Al contrario, incoraggia il reclutamento di partecipanti aggiuntivi che forniranno spinta all’azienda facendo acquisti all’ingrosso dei prodotti da vendere. Vieppiù, secondo FTC i distributori guadagnerebbero pure poco, anzi in tanti perdono pure denaro. Al tal fine, spinge Herbalife a ristrutturare il proprio sistema di compensazione, al fine di premiare le vendite al dettaglio effettive anziché reclutare a loro volta distributori. Quindi, la sentenza spinge Herbalife a rivedere i meccanismi della sua attività commerciale, dimostrando con tanto di ricevute e fatturati che il suo guadagno sia effettivamente scaturito da vendite di prodotti. E non dal continuo reclutamento di altri rappresentanti.

Non solo. La società è tenuta a comprovare che i suoi stessi distributori bevano i frullati di proteine propinati alle persone. Così da dimostrare di credere in ciò che vendono. Punto peraltro cruciale nelle accuse di Mr. Ackman, indignato da come fa affari la società. In questo modo, la sentenza pone Herbalife da un lato garantisce maggiormente i suoi distributori e i loro guadagni, dall’altro anche i clienti. Che non potranno essere beffati da prodotti poi nella realtà inefficaci. Quanto al primo punto, Herbalife usa come slogan il fatto che chi abbraccia la società potrà lasciare il proprio lavoro e vivere nell’agio. Herbalife sarà sottoposta ad un controllo di 7 anni che ne verifichi l’adeguamento a quanto imposto dalla sentenza. A seguito della sentenza, la Federal Trade Commission ha provveduto a rimborsare a 350 mila persone tramite assegni, che hanno perso soldi credendo in Herbalife. Tali persone hanno pagato mille dollari ad Herbalife e non hanno ricevuto da essa rimborsi. Trattasi di rimborsi parziali a quanto hanno avuto un business con la società negli Stati Uniti tra il 2009 e il 2015. In Europa e in Italia non c’è stata ancora alcuna decisione in merito.

I 200 milioni di dollari che la multinazionale statunitense ha pagato, hanno lo scopo di compensare i consumatori che sono stati ingannati acquistando i suoi prodotti. l’accordo pagato a suon di milioni di dollari ha avuto lo scopo di non farsi etichettare come società “a schema piramidale”. Quindi, è una vittoria dimezzata per l’azionista Ackman, il quale forse aveva quel punto come il principale della sua battaglia. Ma il broker si dice anche certo che una volta che la società metterà a punto questa ristrutturazione ambientale, vedrà crollare il proprio impero. Vedremo.

Lavorare in Herbalife: opinioni e recensioni

Dunque, la sentenza della Federal Trade Commission non lascia molti dubbi su come sia organizzata Herbalife: è una piramide a tutti gli effetti. La società ha la principale accusa di accollare al “dipendente” il rischio d’impresa. Quest’ultimo, che poi è un distributore, acquista pacchetti di prodotti dalla società per poi tentare di rivenderli. Inoltre, il guadagno principale deriva dal dover reclutare altri distributori che saranno alle proprie dipendenze. In genere, aderiscono a questo sistema disoccupati, entusiasti del mondo del fitness, lavoratori sottopagati o insoddisfatti intenti ad arrotondare i propri guadagni. Sebbene Herbalife prometta ottimi guadagni ai suoi distributori, pare proprio che solo chi si colloca verso la punta della piramide possa arricchirsi davvero. In tanti ex distributori lamentano la difficoltà di vendere i prodotti acquistati. Ma forse qui incide anche la propria bravura.

I clienti di Herbalife, quindi, sono soprattutto i suoi rappresentanti. Che cercheranno così di ragranellare altre adesioni per vedere profitti, anche tramite Facebook, blog, forum, Whatsapp ed ogni mezzo che possa arrivare a più persone. L’opinione diffusa verso questa azienda è quindi alquanto negativa: Herbalife vende poco a clienti e persone interessate, mentre lo fa soprattutto ai suoi collaboratori. Insomma, se vuoi lavorare in Herbalife, devi essere consapevole che dovrai acquistare un pacchetto di prodotti dalla società e poi tentare di rivenderli. Il tutto facendo porta a porta, portando i tuoi prodotti girando in auto, fissando appuntamenti con parenti o amici, o bussando alla porta di estranei con tanto di deplian. Sperando che aprano ovviamente. Cercando poi di guadagnare altresì portando in società altre persone. E, stando alle accuse rivolte a questa multinazionale, questa è la fonte di guadagno più consistente.

Come si diventa un rappresentante Herbalife

Per diventare un adepto di Herbalife non servono particolari titoli di studio o conoscenze. Bisogna saper vendere prodotti, avere doti comunicative efficaci. In sede di colloquio, viene fatta una introduzione al mondo Herbalife. I selezionati dovranno giurare fedeltà alla società, comprando i suoi prodotti in lotti e consumando solo i suoi prodotti. Cos’è l’Health Coach Herbalife? Una sorta di “consulente di salute”. Il vero guadagno però, come detto, si ottiene mediante network marketing (la piramide di cui sopra) reclutando a propria volta altri venditori. La società organizza spesso eventi che raccontano di persone che guadagnano circa duemila euro dedicandovi un tempo pieno, e altre che arrotondano. Tornando al colloquio, le informazioni date sono poche e si invita dal proprio “sponsor”. Che altro non è colui che guadagna su di noi, che ci invita ad un corso di formazione da effettuare anche quella stessa settimana. Si può dunque iniziare subito.

Oltre ad essere selezionati – non ci vuole molto in realtà – occorre sborsare una somma per entrare di circa 58 euro. Una somma che serve per il cosiddetto “l’International Business Pack”, che offre materiale informativo e il prodotto di punta: Formula 1. I nuovi adepti saranno così istruiti su cosa dire ai potenziali clienti, puntando molto sul fatto che loro sono i primi ad utilizzarli e si trovano bene. La personale testimonianza di chi vende, si crede, rende il tutto più efficace.

Altri impegni sono l’obbligo di partecipare a corsi di formazione almeno 2 volte al mese, ovviamente a pagamento, a partecipare di tanto in tanto a meeting in sontuosi alberghi con musica ad alto volume, applausi ripetuti degli astanti, incitamenti e discorsi entusiasti dei capi. Occorre poi dire che l’Italia rappresenta uno dei mercati più floridi per Herbalife. C’entrerà il fatto che il numero di disoccupati da noi è drammatico?

Prodotti Herbalife: opinioni e recensioni

Detto di come si lavora e si guadagna in Herbalife, vediamo la prospettiva di chi acquista i suoi prodotti. Come sono? Sono convenienti?

Partiamo col dire che i suoi prodotti sono tutt’altro che economici. Ma su ciò vi invitiamo a cercarli direttamente e a valutare voi stessi se vale la pena acquistarli. Ad esempio, per una saponetta si può arrivare a spendere pure 10 euro. Per un frullato in polvere, invece, si può arrivare a spendere anche 45 euro. Una confezione di barrette costa sui 16 euro. Stesso dicasi per la loro qualità ed efficacia. Certo, non mancano in passato accuse rivolte ai suoi prodotti. Abbiamo detto come già nel 1985 il Tribunale della California accusò la società di millantare un’efficacia dei suoi prodotti in realtà non vera. I suoi prodotti hanno svariati problemi e le opinioni che circolano sul web non sono delle migliori. In passato ha avuto anche problemi in alcuni paesi. Lo Stato di Israele, ad esempio, proibì i suoi prodotti per un po’.

In linea di massima, comunque, le opinioni degli esperti riguardo i prodotti e le diete di Herbalife sono alquanto discordanti. Anche se sembra prevalere lo scetticismo e la negatività. Stando ad alcuni studi consultabili su PubMed – un motore di ricerca dedicato esclusivamente agli articoli scientifici – abusare dei prodotti Herbalife potrebbe risultare dannoso per il fegato, portare all’infertilità negli uomini e al cancro al seno per le donne. Ad incidere, probabilmente, la quantità. Se si usano massicciamente integratori e prodotti alternativi a quelli tradizionali come esclusivi, si rischia di mettere a repentaglio la nostra salute. Così come l’eliminazione di carboidrati. Affidarsi solo a prodotti dietetici senza affiancare a ciò anche uno stile di vita sano (come evitare la sedentarietà) è assolutamente sbagliato.

E questo è un discorso che vale per tutti i tipi di dieta. I prodotti Herbalife potrebbero anche risultare efficaci, ma affiancandoli anche ad alimenti ordinari che fanno bene (frutta, verdura, pesce, pasta) e una vita attiva (camminando almeno un’ora al giorno o mezz’ora a ritmo sostenuto).

I prodotti Herbalife puntano a sostituire i pasti, ma sono ricchi di proteine, vitamine, sali minerali e zuccheri. E prima di sposarli come stile di vita, occorre capire quale sia il nostro reale stile di vita e il nostro metabolismo. Certo, ci sono anche tante testimonianze positive. Il consiglio, comunque, è di sentire prima il parere del vostro medico.

Autrice di saggi e articoli, si occupa di fashion e make up.